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Informazione della lingua

Il russo è una lingua indoeuropea appartenente al ceppo slavo orientale. Si tratta della lingua madre della maggioranza della popolazione della Russia, e di parte della popolazione in quasi tutti i paesi ex-sovietici. Si stima che il russo sia parlato da 180 milioni di persone come lingua madre e da altri 120 milioni come seconda lingua. Si tratta quindi di una delle lingue più parlate nel mondo.

Le lingue ad essa più affini sono la lingua ucraina e la lingua bielorussa, entrambe appartenenti al sottogruppo orientale delle lingue slave.

Caratteristiche della lingua

Come appartenente al gruppo slavo orientale, il russo possiede tutte le caratteristiche fonetiche, morfologiche e sintattiche delle lingue slave, più alcune peculiarità del gruppo Orientale. Una di queste è la forzata intromissione di vocali tra due o più consonanti in modo da far comparire il meno possibile due consonanti appaiate: golová "testa" vs glavá "testa" in bulgaro. Il fenomeno, denominato "pleofonia" in italiano e "" (polnoglasie) in russo, sorto nel XV secolo, ha però subìto vari ridimensionamenti nel tempo.

Fonetica

Vocali

Il russo, come la quasi totalità delle lingue slave, possiede uno scarno sistema di vocali (solo 6), tra cui spicca però la "", trascritta foneticamente come /ɨ/, e traslitterata in italiano come y poiché non esiste nella lingua italiana e generalmente è di difficile pronuncia al di fuori del mondo slavo; si può pronunciare sistemando lingua e bocca per dire una "i", e spostando la lingua leggermente indietro lasciandola nella parte alta della cavità orale.

Consonanti

Il sistema consonantico è invece molto ricco, poiché quasi ogni consonante esiste in coppia con una compagna "palatalizzata". La palatalizzazione è un fenomeno tipico delle lingue slave, ma accade in tutte le lingue del mondo: una consonante può essere palatalizzata alzando la lingua verso il palato mentre la si pronuncia, ottenendo così la versione palatalizzata (ossia addolcita) di quella consonante. Generalmente nei gruppi germanico e neolatino non riveste un ruolo importante, si pensi che in italiano esistono solamente due consonanti palatali, trascritti nell'ortografia mediante i nessi "gn" e "gli". Invece, nel russo è un segno distintivo: brat "fratello" vs brat' "prendere" (in traslitterazione l'apostrofo indica la palatalizzazione della consonante precedente quando questa è indicata nell'ortografia russa dal mjagkij znak ""; sono solitamente palatalizzate anche le consonanti seguite dalle vocali e, ë, i, ju, ja).

Bibiali Labio-
dentali
Dentali Alveolari Post-
alveolari
Palatali Velari
Occlusive
p  b
pʲbʲ
t  d
tʲdʲ
k  ɡ
kʲɡʲ
Nasali

   
n
Vibranti
   
                              r
   rʲ
Fricative
f  v
fʲ vʲ
s  z
sʲ zʲ
ʃ ʒ
x   
Affricate
ʦ   
                         tʲʆ
Approssimanti
   j
Approssimanti laterali
   l
   lʲ
   
   

(Quasi ogni consonante, sorda o sonora, possiede una controparte palatalizzata, segnata al di sotto di essa, marcata con una piccolaʲ)

Riduzione

Un fenomeno tipico che riguarda le vocali è la riduzione: quando su una vocale cade l'accento questa si pronuncia chiaramente e come l'alfabeto richiede; se sulla vocale non cade l'accento la sua pronuncia cambia. La "" subisce una grande riduzione e la sua pronuncia finisce per coincidere con quella della "": entrambe le vocali si pronunceranno come [ʌ] nella sillaba precedente a quella tonica, riducendosi ulteriormente a una sorta di [ə] nelle altre sillabe atone: la parola "libertà", viene traslitterata svobóda ma va letta "svabóda" [svʌ'bodə]. La "" non accentata coincide con una "" (i), e verranno entrambe pronunciate [ɪ]; una riduzione simile avviene anche per la "" (ja) che si pronuncerà [(j)ɪ] prima e [(j)ə] dopo la sillaba tonica.

Morfologia

Il russo possiede 3 generi (maschile, femminile e neutro) e 2 numeri (singolare e plurale). La differenza maggiore del russo dalle lingue germaniche e dalle lingue neolatine, appare subito: il russo possiede 6 casi () (il caso è la capacità di un nome, aggettivo o pronome di modificarsi a seconda del ruolo che riveste nella frase):

Caso Nome russo Risponde a Esempio russo Esempio italiano
Nominativo Chi? Che cosa? "? ?" (soggetto) Ivan legge
Genitivo Di chi? Di che cosa? "? ?" Il libro di Ivan
Dativo A chi? A che cosa? "? ?" Ho dato il libro a Ivan
Accusativo Chi? Che cosa? (oggetto) "? ?" Vedo Ivan
Strumentale Con chi? Con che cosa? "? ?"
e complemento d'agente nelle frasi passive

Scrivo con la matita
Il libro è letto da Ivan
Prepositivo Vari complementi Parlo (a proposito) di Ivan

La maggior parte di essi sono gli stessi casi dell'Indoeuropeo, però il Vocativo è sparito quasi del tutto, e l'Ablativo e il Locativo si sono uniti in un Prepositivo; il secondo presenta però alcune forme elencate in seguito. La morfologia per i casi si limita solitamente ad aggiungere vocali che marchino i casi per il maschile, mentre femminile e neutro modificano le loro desinenze vocaliche: Nom (drug) "amico" - Gen (drúga); Nom (máma) "mamma" - Acc (mámu). Generalmente è facile individuare il genere di un nome: se termina per consonante è maschile, se termina per -a o - è femminile (con alcune eccezioni), se termina per -o o - è neutro (eccetto per "", "caffè", che invece è maschile). Il genere dei sostantivi che terminano in è invece certamente non neutro, ma non è dato stabilire a priori - salvo qualche regola meno generale - se è maschile o femminile.

Al caso Accusativo, nasce una differenza nei nomi maschili. I nomi indicanti esseri viventi animati si comportano diversamente dagli oggetti inanimati; questo accade in quasi tutte le lingue slave. Generalmente i maschili animati prendono all'Accusativo la desinenza del Genitivo, mentre gli inanimati rimangono come al Nominativo. Gli altri generi possiedono desinenze precise a sé stanti.

Nei nomi del secondo gruppo esiste un secondo genitivo, chiamato Partitivo e un altro tipo di prepositivo o Locativo usato con la preposizione (v) in :

  • genitivo: (sachara), dello zucchero; partitivo: (sacharu), dello/un po' di zucchero.

  • prepositivo: (o lese), a proposito del bosco; locativo: (v lesu), nel bosco.

Nello slavo antico e nel russo medievale, dai quali il russo deriva, esisteva anche il caso Vocativo. Questo caso si usava per rivolgersi ad una persona richiamandone l'attenzione. Nel russo moderno, propriamente persistono due residui di questo antico caso, entrambi di natura religiosa: "" (Bože, vocativo di "", "Dio") e "" (Gospodi, vocativo di "", "Signore"). Alcuni linguisti hanno ripreso l'uso di questo caso per spiegare una tendenza del russo moderno di chiamare alcune persone (nomi di persona o altro) troncando la vocale finale:

  • Nominativo: (mama), mamma; Vocativo: (mam), "mamma!".

Un'altra peculiarità del russo (e delle lingue slave in generale) riguarda il sistema verbale: Un verbo si coniuga solo in due modi, l'indicativo e l'imperativo (oltre ai modi cosiddetti indefiniti, ossia "infinito", "participio" e "gerundio") e solo in tre tempi: passato, presente e futuro. Una forma di condizionale esiste ma non costituisce una forma verbale strettamente a sé. Il sistema verbale appare così molto scarno e semplice, ma possiede un altro sistema per differenziarsi: l'aspetto. Questa è una proprietà verbale molto precisa. Esiste l'aspetto imperfettivo ( ) e l'aspetto perfettivo ( ): il primo qualifica un'azione non conclusa, il perdurare dell'azione, o il ripetersi dell'azione stessa, il secondo indica un'azione conclusa, terminata, non ripetuta nel tempo in cui il verbo si esprime (passato o futuro, il presente non può essere perfettivo). Il verbo russo non può prendere i due aspetti, ma può "essere" di un solo aspetto. L'altro aspetto verrà esplicitato da un altro verbo, generalmente derivato dal primo per mezzo di prefissi o cambiamenti di radice: (ja pisál pis'mó) "scrivevo, stavo scrivendo una lettera" - (ja napisál pis'mó) "ho scritto, scrissi una lettera". Il sistema aspettuale supplisce perfettamente alla scarsa espressività di quello temporale, che si limita ad indicare solo se l'azione è avvenuta nel passato, nel presente o nel futuro.

Dialetti

Nonostante il generale livellamento del XX secolo, specialmente nel vocabolario, esistono ancora in Russia svariati dialetti. Alcuni linguisti dividono i dialetti della lingua russa in due raggruppamenti principali a base regionale, i settentrionali ed i meridionali, con Mosca in mezzo alla zona di transizione tra i due gruppi. Altri dividono la lingua in tre gruppi, i dialetti settentrionali, centrali e meridionali, con Mosca nella regione centrale. Esistono poi raggruppamenti su scala più piccola.

I dialetti mostrano spesso delle caratteristiche distinte e non standardizzate di pronuncia e di intonazione, di vocabolario e di grammatica. Alcune di queste sono resti di fasi più antiche della lingua che sono cadute in disuso nella lingua standard.

Nei dialetti settentrionali e quelli parlati lungo il fiume Volga in modo tipico viene chiaramente pronunciata la o atona come /o/(questo fenomeno si chiama okan'e ); ad est di Mosca, specialmente nella regione di Rjazan, la /e/e la /a/atone che seguono delle consonanti palatalizzate non vengono ridotte a [ɪ](diversamente dal dialetto moscovita) e vengono pronunciate invece come /a/in tali posizioni; molti dialetti meridionali palatalizzano la /t/delle forme di terza persona e spirantizzano la /g/in [h]. Ad ogni modo in alcune aree a sud di mosca, ad esempio intorno a Tula, /g/viene pronunciata come a Mosca e nei dialetti settentrionali a meno che preceda una occlusiva sorda o il silenzio. In questa posizione /g/viene spirantizzata e desonorizzata nella fricativa [x], ad esempio, [drux], amico, (nel dialetto moscovita solo [box], Dio, [lʲoxʲkʲij]), leggero e [mʲaxʲkʲij], morbido, e i loro derivati, seguono questa regola). Si noti che alcune di queste caratteristiche (ad esempio la /ɡ/spirantizzata e la /t/palatale finale alle terze persone) sono presenti anche nell'ucraino moderno, e ciò indica un continuum linguistico o una forte influenza dell'una sull'altra e viceversa.

La città di Velikij Novgorod ( ) ha mostrato storicamente una caratteristica chiamata čokan'e/cokan'e (/), dove /ʨ/e /ʦ/venivano confuse (si pensa che ciò sia dovuto all'influenza delle lingue ugro-finniche, che non distinguono questi suoni). Così ("airone") è stato trovato anche sotto forma di ''. Inoltre la seconda palatalizzazione delle velari non ha avuto luogo nel dialetto novgorodiano in modo che la ě², o jat (Ѣ) (dal dittongo protoslavo *-aj-) non forza /k, g, x/a cambiare in /ʦ, ʣ, s/; là dove nel russo standard si trova ("catena") nei testi storici novgorodiani si trova .

Tra i primi che si occuparono dei dialetti russi ci fu Lomonosov nel XVIII secolo. Nel XIX secolo Vladimir Dal compilò il primo dizionario che includeva un vocabolario dialettale. Una mappatura dettagliata dei dialetti del russo ebbe inizio solo alla fine del secolo. Al giorno d'oggi il monumentale Atlante Dialettalogico Della Lingua Russa ( /dʲɪʌˈlʲektəlʌˈɡʲiʨəskʲɪj ˈatləs ˈruskəvə jɪzɨˈka/) è l'opera più completa, pubblicata in tre volumi tra il 1989 dopo quarant'anni di lavoro preparatorio.

La lingua standard si basa sul dialetto di Mosca, ma non è esattamente identica ad esso.

Storia della lingua

Il russo deriva dal protoslavo, lingua originaria dei popoli slavi. La fase primaria e media della lingua russa risente dell'influsso dell'Antico slavo ecclesiastico, lingua di koiné creata dai santi Cirillo e Metodio per evangelizzare i popoli slavi. Questa lingua, chiamata anche antico bulgaro, apparteneva al sottogruppo delle lingue slave meridionali, e ciononostante influenzò molto la lingua russa che ne assorbì il sistema di scrittura, l'alfabeto glagolitico da cui deriverà il moderno alfabeto cirillico.

Nell'antica Rus' di Kiev, e in seguito nella Moscovia, era presente una situazione di diglossia, almeno nelle classi media e alta; venivano utilizzate due lingue, l'antico russo e l'antico slavo ecclesiastico, la suddetta lingua che il principe Vladimir il Grande adottò per l'uso religioso nel momento in cui adottò ufficialmente il Cristianesimo nel 988. Anche se non è chiaro se esistesse già un sistema di scrittura, è possibile ritenere che la stragrande maggioranza, se non la totalità, della Rus' era analfabeta e perciò adottò automaticamente l'alfabeto in cui già venivano scritti i testi liturgici.

Le due lingue non avevano campi di sovrapposizione, dato che l'antico slavo ecclesiastico veniva utilizzato per il campo religioso, politico e culturale, mentre l'antico russo era la lingua comune del popolo ancora analfabeta e non veniva mai stesa per iscritto. In seguito la situazione cominciò a mutare e lo slavo ecclesiastico scritto risentì dell'influenza della lingua parlata comunemente. Tale influenza si rese evidente già nel XVI secolo nella corrispondenza epistolare di Ivan IV di Russia, in cui lo stile alto normalmente richiesto dalla lingua di scrittura si mescolava a termini della lingua popolare.

Lentamente la diglossia cedette il passo al bilinguismo. L'antico slavo, che era una lingua di cultura rimaneva immutata nel tempo, mentre il russo si evolveva naturalmente. In questo periodo il russo scritto, di cui si trovano pochissime opere (soprattutto poche opere, con la vistosa eccezione del "Canto dell'Impresa di Igor'" ( ѣ, Slovo o polku Igoreve) iniziò ad affermarsi sempre di più. Verso la metà del XVII secolo venne pubblicata la "Vita dell'Arciprete Avvakum, scritta da lui stesso ( , , Žitie protopopa Avvakuma, im samym napisannoe) in cui l'autore raccontava la propria vita scrivendo unicamente in russo, intendendo rivolgersi alla gente comune, in modo che il suo scritto fosse una predica comprensibile per tutti.

Il russo scritto non aveva una codificazione, ovvero ogni autore scriveva come meglio ritenesse, mentre lo slavo ecclesiastico si atteneva all'antica codificazione tradizionale, che non rispecchiava più ormai la reale pronuncia. Dal russo erano sparite le vocali nasali (ѧ e ѫ), alcune lettere venivano ormai pronunciate uguali ad altre lettere (ѡ, ѵ, ѳ, ѯ, ҁ, ѣ).

La prima riforma che riguardasse la lingua russa ebbe luogo sotto il governo di Pietro il Grande, che, influenzato dalla cultura dell'Europa occidentale, si rese conto della necessità di una lingua scritta che corrispondesse alla realtà della lingua parlata, almeno dalla classe alta. Incaricò una commissione di studiare una riforma nazionale dell'alfabeto e quest'ultima varò la "scrittura civile" ( , graždanskij šrift), rimuovendo quasi tutte le lettere ritenute inutili e regolarizzando l'ortografia della lingua russa. Pietro I fece aprire inoltre le prime stamperie regolari, sottraendo al clero il privilegio della stesura di libri e svincolando quindi la letteratura dall'ambito religioso; fu in questo periodo che nacque il primo quotidiano, scritto in russo, "Vedomosti" (ѣ, ovvero "Notizie"). Vennero inoltre tradotti in russo molti testi stranieri. Lo slavo ecclesiastico restrinse pian piano il proprio ambito unicamente alla sfera religiosa. Inoltre nello stesso periodo si diffuse il modo di scrivere corsivo, unicamente per il russo, che contribuí notevolmente alla diffusione ed alla nobilitazione della lingua russa.

L'ultimo grande "svecchiamento" del russo moderno che lo avvicinò a quello contemporaneo avvenne dopo la Rivoluzione d'ottobre. L'ortografia venne riformata e semplificata: dapprima le parole che terminavano in consonante non palatalizzata dovevano posporre un segno preciso che lo indicasse, il (tvërdyj znak) "", che perse questa funzione e rimane oggi solo all'interno di poche parole. Inoltre l'alfabeto cirillico dapprima usato possedeva per esprimere il fonema "i" anche la stessa lettera dell'alfabeto latino, che fu rimpiazzata estendendo l'uso della più moderna e più "russa" ""; in maniera simile si abolì la "Ѣ" (jat'), generalizzando la "".

Sul finire degli anni venti fu proposto l'uso dell'alfabeto latino al posto del cirillico, ma l'opposizione di Stalin bloccó il progetto

La vittoria dell'Unione Sovietica nella seconda guerra mondiale, nonché il suo ruolo primario nella Guerra Fredda, fecero del russo una lingua ad alto livello internazionale.

Per via della grande influenza politica che aveva l'Unione Sovietica, il russo è una delle lingue ufficiali delle Nazioni Unite, e fino a poco tempo fa era ampiamente studiato e conosciuto in tutti i paesi dell'Europa Orientale. Le lingue dei paesi dell'Europa Orientale sottoposti al regime sovietico e sotto il Patto di Varsavia hanno subito dal dopoguerra in poi una forzata russificazione, con l'introduzione quasi forzata di termini dalla lingua russa, in forza anche del comune ceppo linguistico, specialmente per le lingue slave. Con la dissoluzione dell'Unione Sovietica, tutte le lingue orientali si sono sottoposte ad un processo di accelerata derussificazione, che li portasse ad una completa autonomia dalla lingua di Mosca. Il russo ha pagato per questa politica linguistica apparendo sempre di più come una "lingua di regime", che lo ha screditato agli occhi dei popoli dell'Europa Orientale a favore della lingua inglese e della lingua tedesca.

È una delle lingue ufficiali dell'ICAO, l'Organizzazione Internazionale per l'Aviazione Civile, e rimane la lingua principale della tecnica e delle arti in tutta l'ex Unione Sovietica.

Alfabeto cirillico russo

Questo è l'alfabeto oggi in uso nella Federazione Russa (le altre lingue che ricorrono all'alfabeto cirillico possiedono alcuni caratteri differenti, come in serbo o in bulgaro, oppure modificati per trascrivere suoni estranei alle lingue slave, come per le lingue iraniche e turche della ex-Unione Sovietica):

carattere stampatello corsivo traslitterazione pronuncia
A a
B b
V v, a volte quasi f in finale di parola
G g di gatto; v nelle desinenze "-" e "-", nonché nel possessivo "" (suo di lui) ed in poche parole isolate come "" ("oggi")
D d
E ie di ieri quando accentata, altrimenti i breve
io di iota, sempre accentata
Ž j del francese jardin
Z s sonora di rosa o di sguardo
I i
J i breve, come in dai
K c dura di casa
L l
M m
N n
O o (chiusa e prolungata) quando accentata, altrimenti a breve
P p
R r
S s sorda di sì
T t
U u
F f
CH ch del tedesco achtung, o h aspirata
C z sorda di pazzo
Č c dolce di ciao
Š sc di scivolo
ŠČ come il precedente, ma più lungo e palatalizzato
" "segno duro" - muto, fa da pausa all'interno di una parola
Y "i gutturale", un suono intermedio tra i e u /ɨ/
' "segno morbido", palatalizza la consonante che lo precede
esempi : = N' = gn in stagno; = L' = gl in aglio
È e aperta di bello
JU iu di iuta
JA ia di iato quando accentata, altrimenti i breve

Numeri

Dal 20 in poi, i numeri vengono formati semplicemente ponendo l'unità dopo la decina: ad esempio il 43, formato da 40 () e 3 (), viene letto . Per formare i multipli di migliaia, milioni e miliardi, si fa precedere il nome dell'unità prima di , o : 2761 si legge .

Quando il numerale esprime una quantità, dopo , e o (anche nei numeri più grandi di 20 che terminano con 1) si utilizza il nominativo; dopo , , e (anche nei numeri più grandi di 20 che terminano con 2, 3 o 4) si usa il genitivo singolare; negli altri casi si usa il genitivo plurale. Ad esempio:

  • (ventuno libri)

  • (ventidue libri)

  • (venticinque libri)

Se il numerale è un complemento, viene declinato a seconda del caso grammaticale richiesto. Ad esempio:

  • (dalle cinque alle sei - i numerali sono al caso genitivo)



http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_russa
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